Definizione, tecniche di produzione e caratteristiche organolettiche di un prodotto sempre più diffuso.
Il vino dealcolato è un vino a cui, dopo la normale fermentazione, viene sottratta la quasi totalità dell'alcol. Secondo la normativa europea, un prodotto può fregiarsi della denominazione "dealcolato" quando il titolo alcolometrico effettivo non supera lo 0,5% in volume.
Quando il contenuto di alcol resta superiore a questa soglia, ma inferiore al minimo previsto per la categoria di vino di partenza, il prodotto si definisce "parzialmente dealcolato". In entrambi i casi si parte sempre da un vino a tutti gli effetti, non da un succo d'uva o da una bevanda ricostituita.
La normativa europea ammette, per la produzione di vini dealcolati, esclusivamente tecniche di separazione fisica dell'alcol dal vino, tra cui l'osmosi inversa, la distillazione sottovuoto e la colonna a cono rotante: processi che permettono di rimuovere l'etanolo lavorando a basse temperature, per preservare il più possibile gli aromi del vino originale.
È espressamente vietato arricchire con zuccheri il mosto destinato alla produzione di vino da sottoporre a dealcolazione: il prodotto finale deve derivare esclusivamente da un vino prodotto secondo le regole ordinarie, privato dell'alcol in un secondo momento.
L'alcol non è solo responsabile della gradazione: contribuisce in modo determinante al corpo, alla struttura e alla percezione degli aromi del vino. Rimuoverlo rappresenta quindi una delle sfide tecniche più complesse per i produttori, che rischiano di ottenere un prodotto più leggero e meno aromatico rispetto all'originale.
Negli ultimi anni le tecnologie di dealcolazione sono migliorate sensibilmente, permettendo di recuperare parte dei composti aromatici volatili persi durante il processo e di reintrodurli nel prodotto finale, con un risultato sempre più vicino, per profumo e sapore, al vino di partenza.
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